Non ho giurato al giuramento militare
Non ho giurato al giuramento militare. Purtroppo ho partecipato alla cerimonia di giuramento, ma non ho giurato.
Qualche anno fa ho dovuto fare, in obbedienza alla legge italiana, il servizio militare, come quasi tutti gli uomini adulti di oggi (il servizio di leva obbligatorio é sospeso dal 1 gennaio 2005).
Avrei potuto fare obiezione di coscienza, ma avrei dovuto fare una dichiarazione falsa allo Stato italiano: avrei dovuto dichiarare che mi opponevo all′uso delle armi. In coscienza non mi ritrovavo in questa dichiarazione, che ritengo ideale, disincarnata da quella che é la natura dell′essere umano, per cui ho rifiutato questa via.
Ritengo che chiunque abbia fatto obiezione di coscienza facendo questa dichiarazione (cioé tutti, perché coś imponeva quella legge), abbia fatto una dichiarazione falsa allo Stato italiano.
Ho iniziato il servizio di leva e sono sorti dei problemi di coscienza quando l′esercito mi ha chiesto, come a tutti i militari, di fare un giuramento di fedeltá alla patria italiana secondo il mio stato di militare; ecco il testo di quel giuramento: Giuro di essere fedele alla repubblica italiana, di osservare la costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della patria e la salvaguardia delle libere istituzioni
.
In coscienza non mi andava di emettere questo giuramento.
Ho chiesto ad autorità militari quale fosse il significato di quel giuramento, ma le risposte sono state evasive; ho chiesto anche a dei sacerdoti, ma nessuno mi ha detto quale fosse la cosa giusta da fare.
La repubblica, la costituzione, le leggi, la patria, sono certamente realtá positive, ci mancherebbe.
Un giuramento peró per sua natura implica un riferimento a qualcosa di assoluto, lo si chiami Dio o lo si chiami come si vuole (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2150-2155). Giurare fedeltá alla patria significava dire che qualunque cosa succeda io saró fedele alla mia patria. Io voglio bene alla mia patria italiana, ma per me non é un valore assoluto. Io ho fede in Dio, e la patria non é Dio.
Tra l′altro, almeno a quel tempo c′era una regola del servizio militare che diceva che per difendere la bandiera di guerra bisognava essere disposti anche a dare la vita (art 7.2 del regolamento di disciplina militare): una vita umana che vale meno di una bandiera?
Il giorno prima della cerimonia di giuramento (che per i militari di leva era previsto in una cerimonia collettiva) ho detto al mio diretto superiore che non volevo giurare. Egli mi ha detto in sostanza di partecipare alla cerimonia e al limite di fare a meno di giurare per conto mio.
E le cose sono andate coś. Sono stato presente alla cerimonia di giuramento, ma non ho giurato. Non avendo fatto una cosa plateale credo che nessuno se ne sia accorto, tranne me. (é vero che anche molti altri non hanno giurato pur essendo presenti).
Ritengo di aver fatto bene a non giurare, mi dispiace non averlo fatto apertamente.
Se potessi tornare indietro non parteciperei alla cerimonia di giuramento (o al limite rifiuterei apertamente di giurare), accettando ovviamente le conseguenze.
Io ritengo che chi ha fatto quel giuramento ha fatto un giuramento sbagliato.
Perció, quasi tutti gli italiani adulti di oggi sono passati per l′adempimento dell′obbligo del servizio di leva (era esonerato il clero e poche altre categorie di persone): chi ha fatto obiezione di coscienza ha fatto una dichiarazione falsa allo stato, chi ha fatto quel giuramento ha fatto un giuramento sbagliato. Entrambe le leggi avevano qualcosa di sbagliato.
Io ho adempiuto poi il mio servizio.
Ho cercato anche di migliorare le cose: ne ho parlato con molte persone, ho fatto delle pubblicazioni simili a questa (nel Gazzettino di Feltre nell'ottobre 2004, nel bollettino delle parrocchie di Cesio nel 2005 e di Lamon nel 2007, parrocchie in cui prestavo servizio come seminarista e come diacono), ho parlato con il colonnello che doveva ricevere quel giuramento a nome della patria, dello Stato, dell′esercito italiano, chiedendogli se poteva essere riconosciuto quello che avevo fatto, ricevendo risposta negativa; ho chiesto anche a quotidiani nazionali, cattolici e non, di pubblicare un articolo simile a questo, e altro ancora.
Si potrebbe obiettare che, visto che dal 1 gennaio 2005 il sevizio di leva in Italia non é piú obbligatorio, questa questione ha poco peso. É vero che il suo peso forse un po′ é diminuito, ma ne ha ancora molto, visto che tocca aspetti fondamentali dell′essere umano e della sua vita: la coscienza, la natura dell′uomo, la patria, Dio, la morale...
In particolare una questione molto grossa é quella che riguarda il rapporto tra Dio e la patria:
in Dio siamo tutti fratelli figli di un unico Padre, invece la patria distingue italiani, francesi,...
la patria dice i legami di sangue, i parenti, le persone accomunate da una stessa lingua, cultura, origine naturale, ma sono legami che chiedono di essere superati e vissuti alla luce di un legame piú grande che é quello di essere fratelli figli di un unico Padre.
Quante guerre sono per motivi etnici (patria) o religiosi (Dio). Quanto importanti sono nella nostra vita i legami di sangue (genitori, figli, parenti,..) che sono chiamati ad essere vissuti alla luce di Dio, cioé come fratelli perché figli di Dio.
Nel quarto secolo, un giovane Massimiliano, in nome della sua fede cristiana é stato ucciso dall'impero romano, con la motivazione che si era rifiutato di fare il giuramento militare per l′esercito romano, e per questo la Chiesa lo ha canonizzato.
E molto altro ancora.
Ed é una questione universale sia nello spazio (il mondo attuale) sia nel tempo.